Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

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lunedì 5 agosto 2013

Il Papa della libertà di spirito e della ragione cordiale


                                              

                                               di Leonardo Boff

Una delle maggiori conquiste della persona umana nel suo processo di individuazione è la libertà di spirito. Libertà di spirito è capacità di essere doppiamente liberi: liberi da ingiunzioni, regole, norme e protocolli, inventate dalla società e dalle istituzioni per uniformare comportamenti e fabbricare personalità secondo tali determinazioni. E significa fondamentalmente essere libero per essere autentico, pensare con la propria testa e agire di accordo con la norma interiore, maturata nel corso della vita intera nella resistenza e nella tensione con quelle ingiunzioni.

È una lotta titanica. Tutti infatti si nasce dentro a certe determinazioni, indipendenti dalla nostra volontà. Si tratti della famiglia, della scuola, del giro d’amici, di religione o cultura che plasmano le nostre abitudini. Tutte queste istanze funzionano come dei super ego che possono essere limitatori e in certi casi perfino castranti. Logicamente, questi limiti svolgono un’importante funzione regolatrice. Un fiume arriva al mare proprio perché dotato di argini e limiti. Ma questi possono trattenere acque che dovrebbero scorrere. E così esondano e si trasformano in acquitrini.

Gli atteggiamenti e i comportamenti dell’attuale vescovo di Roma – come a lui piace presentarsi –, chiamato comunemente Papa Francesco, evocano questa categoria tanto determinante della libertà di spirito.

Normalmente un cardinale eletto Papa adotta immediatamente lo stile classico, sacrale e ieratico dei Papi, sia nel vestire, sia nei gesti, nei simboli del supremo potere sacro e nel linguaggio. Francisco, dotato di immensa libertà di spirito, ha fatto il contrario: ha adattato la figura del Papa al suo stile personale, alle sue abitudini e alla sue convinzioni.Tutti conoscono le rotture che haintrodotto senza tante storie. Si è alleggerito di tutti i simboli di potere, specie la croce d’oro e pietre preziose e e la mantellina (mozzetta) messa agli altri e piena di broccati e preziosità, in altri tempi simbolo degli imperatori romani pagani: sorridendo disse al segretario che voleva metterglielo sulle spalle: “Visto che il carnevale è passato, la metta da parte per l’anno prossimo”. Si veste con il massimo della sobrietà, un abito bianco, le scarpe nere di sempre e sotto la veste, calzoni pure neri. Ha rinunciato a tutte le comodità proprie del Supremo Pastore della Chiesa, a cominciare dal Palazzo Pontificio, sostituito da una specie di casa del clero, dove mangia insieme agli altri. Pensa anzi al povero Pietro che era un rozzo pescatore e a Gesù, che secondo il Poeta Fernando Pessoa non s’intendeva di contabilità e non consta che avesse una biblioteca perché era un factotum un semplice peone mediterraneo. Si sente successore del primo e rappresentante del secondo, non vuole che lo chiamino Santità, perché si sente fratello tra fratelli e nemmeno vuole presiedere la chiesa nel rigore del Diritto Canonico, ma in calorosa carità.

Nel suo viaggio in Brasile ha mostrato, senza la minima spettacolarizzazione questa sua libertà di spirito; per il trasporto desidera una macchina popolare, una jeep coperta per i suoi spostamenti in mezzo al popolo, per abbracciare i bambini, per prendere un tè di mate, o addirittura per scambiare la sua papalina bianca con un'altra mezzo gualcita offerta da un fedele. Nela cerimonia ufficiale di accoglienza da parte del governo che obbedisce a un rigoroso protocollo, dopo il discorso, va dalla presidentessa Dilma Rousseff e la bacia tra lo sbalordimento del maestro di cerimonia. E molti sarebbero gli esempi. A questa libertà si spirito è connesso un alone fatto di tenerezza e forza caratteristiche personali di San Francesco di Assisi.

Si trata di un uomo di grande rettitudine. Tali atteggiamenti sereni e forti mostrano un uomo di grande tenerezza che ha realizzato una significativa sintesi personale tra il suo io profondo e il suo io cosciente. È quanto ci aspettiamo da un leader, specie se religioso. Lui evoca leggerezza e al tempo stesso sicurezza.

Questa libertà di spirito è potenziata dal riscatto splendido che fa della ragione cordiale. La maggioranza dei cristiani sono stanchi di dottrine e sono scettici davanti a campagne contro i nemici della fede, reali o immaginari. Siamo tutti impregnati fino al midollo dalla ragione intelletuale, funzionale, analittica ed efficentistica. Adesso qualcuno viene a parlare ad ogni momento come lo ha fatto nel suo discorso nella comunità (favela) di Varginha o nell’isola di Lampedusa. E’ nel cuore che abita il sentimento profondo per l’altro e per Dio. Senza il cuore le dottrine sono fredde e non suscitano nessuna passione. Davanti a sopravvissuti venuti dall’Africa, confessa: ”Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del pianto, ’del patire con’: la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere”. Sentenzia con sapienza: “la misura della grandezza di una società è data dal modo con cui si trattano i più bisognosi”. In relazione a questa misura la società mondiale è un pigmeo, anemica e crudele.

La ragione cordiale è più efficiente nella presentazione del sogno di Gesù di qualsiasi dottrina erudita e renderà il suo principale araldo, Francesco di Roma, una figura affascinante che va al fondo del cuore dei cristiani e di altre persone.

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