Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

martedì 22 ottobre 2013

Fossa Italia




Ci sono tre elementi caratterizzanti di una autentica democrazia, tre specificità indispensabili senza le quali persino una dittatura, alla fine, può diventare più “sopportabile”, fino a sostituirla inevitabilmente.
Il primo è dato da una legge elettorale autenticamente democratica, con la quale i cittadini hanno una concreta possibilità di esercitare la loro “sovranità”, facendosi rappresentare "personalmente" nel miglior modo possibile e consentendo la nascita di un governo che possa svolgere il suo lavoro stabilmente.
Il secondo è una corretta alternanza e dialettica democratica tra governo e opposizione, tale da fare in modo che l'uno si prenda la responsabilità di portare a termine il suo mandato e l'altra controlli l'operato governativo, collaborando solo in casi eccezionali e di vitale importanza per la stessa tenuta democratica complessiva delle istituzioni (come ad esempio quando si vara una nuova legge elettorale o costituzionale, che però andrebbe seguita sempre da un referendum popolare).
Il terzo, infine, è l'apparato con cui uno Stato democratico funziona, rappresentato dai settori dei servizi pubblici essenziali per il cittadino, dalla loro efficienza, dalla loro trasparenza e dalla loro onestà nel rapportarsi con ognuno di noi. Questo evidentemente richiede adeguati controlli sui metodi di selezione di chi lavora per lo Stato, sul loro compito e sulla “disciplina e l'onore” con cui essi, secondo la Costituzione, devono svolgere il loro lavoro, con una lotta spietata ad ogni forma di corruzione e di parassitismo. Questo, altrettanto evidentemente, richiede adeguati investimenti ed incentivi per migliorare e potenziare tale apparato nevralgico con cui ogni istituzione svolge un servizio utile al cittadino.
Se, dunque, analizziamo singolarmente ognuno di questi elementi summenzionati, ci rendiamo conto piuttosto facilmente di come la democrazia in Italia sia ormai con i piedi nella fossa.
Abbiamo una legge elettorale non democratica, che non consente ai cittadini di farsi rappresentare ma che mette lo Stato in mano ai padroni dei partiti spesso collusi con apparati lobbistici e organizzazioni malavitose, e che, per di più, però, non riesce nemmeno a consentire una stabilità di governo, oltre che una alternanza nell'esercizio del potere. Nonostante sia stata definita dai suoi stessi artefici: “legge porcata”, essa viene mantenuta in vigore ormai da molti anni con un palese disprezzo verso coloro che devono subirla, che, ormai, pur di non farlo più, si astengono dal voto nel 40% dei casi, ed in maniera sempre più crescente.
Abbiamo un governo “ammucchiata” in cui la distinzione tra centrodestra e centrosinistra è sparita, non parliamo poi di destra e sinistra che non esistono più da tempo, ormai inghiottite nel gorgo di una spasmodica rincorsa al centro di ogni inossidabile potere e poltrona..Non c'è dunque più alcuna forma di controllo o di limite, anche nel voler stravolgere a forza di “numeri schiaccianti” persino la legge fondamentale dello Stato: la Costituzione., fino al paradosso che se, puta caso, i parlamentari del centrodestra e del centrosinistra volessero accordarsi per far decadere in blocco la Costituzione o la democrazia stessa, potrebbero tranquillamente farlo con una semplice votazione.
Abbiamo, infine, un susseguirsi di provvedimenti e leggi che non migliorano l'assetto dello Stato, ma impongono ad esso sempre e solamente tagli, evitando scrupolosamente ogni forma di incentivo al miglioramento dei servizi ed ogni forma di investimento nel settore pubblico, con l'aggravante della beffa di un blocco “sine die” degli stipendi per chi lavora al servizio dello Stato, ridotto alla funzione di “paria statale”.
Tutto questo basta ed avanza per dichiarare senza tema di smentita che la democrazia italiana è ormai ben oltre il suo stato comatoso, ed è già abbondantemente nella fossa in cui è destinata ad essere sepolta dai potentati economici al servizio del militarismo neocoloniale occidentale e della plutocrazia oligarchica della Unione Europea.
Sono questi, dei meccanismi piuttosto ricorrenti nella storia, che però non durano in eterno e che portano inevitabilmente a nuove forme di autoritarismo, sentite come persino più tolleranti e benevole dal popolo, di un assetto in cui i suoi bisogni restano del tutto ignorati o schiacciati.
Accadde nell'antica Grecia, con l'avvento delle tirannidi che furono originate dalla degenerazione delle aristocrazie in timocrazie, accadde nell'antica Roma con l'avvento del cesarismo facente leva sul perdurante conflitto tra le classi più umili con i potentati dell'aristocrazia terriera e schiavista, accadde nel passaggio dal Medioevo all'Età Moderna, con l'avvento delle signorie che posero fine ai perduranti conflitti di classe interni ai comuni, accadde con l'instaurarsi del Comitato di Salute pubblica nella Francia Rivoluzionaria, accadde in età contemporanea con l'avvento di regimi totalitari nati dalla dissoluzione o dalla implosione delle cosiddette democrazie liberali rigidamente oligarchiche.
Accadrà dunque di nuovo con l'implosione non lontana di una Europa incapace di darsi un governo politico ed un assetto che rappresenti più le istanze dei suoi popoli, piuttosto che quelle dei suoi organismi finanziari ed economici. In fondo, anche il denaro ha un suo punto debole, rappresentato dal fatto che la gente crede, nella maggior parte dei casi, che esso possa risolvere ogni problema e “rimediare” ad ogni dolore. Quando infatti un rimedio viene percepito come peggiore del male che si riteneva con esso di poter curare, inevitabilmente, tale “rimedio” viene spazzato via prima dall'orizzonte della “fede” e poi da quello della pratica corrente. E' accaduto con la religione e con Dio, figuriamoci se non potrà accadere anche con il denaro, nella sua ultima e metafisica versione globalmente “mammonica”.
In Italia, ormai, la politica è palesemente ridotta a terreno di scontro per la sopravvivenza nel perdurare dei privilegi negati ai più, un territorio ormai sempre più ristretto, da “riserva protetta”, e sempre più assediato dal malessere e dall'antagonismo sociale che ormai tocca tutte le categorie, persino quelle deputate a “difendere” le istituzioni dallo scontro sociale.
Qui si danza allegramente su un lago di benzina con almeno cinque cerini tra le dita in ogni mano..basta solo uno scivolone e...bum! Ce ne rendiamo conto bene se pensiamo che oggi, persino certi media asserviti al perdurante potere autoreferenziale di una politica senza più né capo né coda, sono costretti ad ammettere che la nostra situazione economica e sociale, mutatis mutandis, è peggiore di quella che si ebbe in Italia subito dopo la fine della prima guerra mondiale, sicuramente il momento più critico di tutta la “storia patria”. E sappiamo altrettanto bene cosa accadde dopo..
Quando lo Stato muore e con esso muore il simulacro di democrazia che esso aveva assunto come ultima foglia di fico per mascherare le sue vergogne, anche una dittatura (ovviamente nessuna mai si presenta con lo stesso volto nella storia) può essere percepita come “risolutrice” e “rivoluzionaria” e la medesima dittatura può persino impegnarsi di più per migliorare l'assetto dello Stato, per il semplice motivo che ciò le torna assai utile per accrescere su di sé il consenso.
In Italia siamo quindi già nella “fossa democratica” e la terra che si sta già spargendo sopra per seppellirla è data dalla perdurante opera distruttiva dello Stato italiano e dei suoi servitori, perché sia l'uno che gli altri, evidentemente, sono solo un ostacolo all'imporsi di governi economici transnazionali in cui contano più le leggi di bilancio che quelle costituzionali.
Non è detto però che a ciò si accompagni solo e sempre un lugubre e rassegnato “de profundis” da parte dei ceti sempre più immiseriti e marginalizzati da leggi che si chiamano di “stabilità” perché hanno solo l'arroganza di “stabilizzare” le oligarchie dominanti in Europa. Non è detto che i dipendenti pubblici, i pensionati, gli esodati, i precari, i licenziati, gli “incapienti”: nuova categoria di persone con redditi così bassi da non presentare nemmeno la dichiarazione dei redditi, si rassegnino ad essere “suicidati” in massa.
Quando Luigi XVI annotò il 14 luglio del 1789 nel suo diario.. “niente” era perfettamente convinto che quella, come tante altre giornate precedenti e successive, avrebbe continuato ad essere assai salutare per il “suo” popolo ed anche per il suo “collo”. Così non è una novità che chi vede morire l'economia e la tenuta sociale di un paese allo stremo, e pur tuttavia continuamente terra di sbarco per centinaia di poveri disgraziati ogni giorno in fuga da quelle stesse guerre e miserie di cui l'Europa e l'Occidente sono pienamente responsabili con la loro arrogante ed aggressiva indifferenza, possa pensare che dalla crisi si esce un “passo alla volta”..pur avendo entrambe i piedi nella.. “fossa Italia”.

C.F.

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