Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo

Garibaldi pioniere dell'Ecosocialismo
Garibaldi, pioniere dell'Ecosocialismo (clickare sull'immagine)

venerdì 29 agosto 2014

INCITATUS, MELIUS QUAM NOMINATUS (tr. meglio senatore un cavallo che un nominato)

           
                                               
                                                           di Carlo Felici
Il 31 Agosto del 12, esattamente 2002 anni fa, nasceva Gaio Cesare Germanico, figlio di Agrippina Maggiore, a sua volta figlia di Giulia, che era figlia di Augusto. Egli discendeva dunque direttamente dal primo grande imperatore di Roma, che regnò per due anni durante la sua primissima infanzia.
Fu un personaggio tra i più diffamati nel corso della storia, ma, a ben vedere, la ragione c'è: ed è quella che egli, anche se in poco tempo, seppe inaugurare una forma di nuovo assolutismo democratico, che probabilmente corrispondeva maggiormente a quello che avrebbero voluto fare e che avrebbero messo in atto Cesare e Marco Antonio se entrambi non fossero stati stati tolti di mezzo rispettivamente dagli scherani senatori e dal rivale Augusto, il quale regnò più come un garante che come un sovrano dotato di pieni poteri, e per altro, sempre con un certo altezzoso distacco dal popolo di Roma.
L'assolutismo democratico non deve essere confuso con la tirannide né con il dispotismo illuminato, retaggio di altre epoche e che, in ogni caso, restano profondamente differenti per la loro vocazione autarchica ed autoreferenziale.
L'assolutismo democratico, infatti, non poteva attuarsi senza il consenso di quella che era la stragrande maggioranza del popolo di Roma: la plebe e l'esercito, prova ne è il fatto che ogni qual volta il consenso di una di queste componenti fondamentali veniva meno, con esso rotolava nella polvere anche la vita dell'imperatore che lo aveva incarnato, fino almeno a che esso non fu talmente consolidato, che si tramandò per “adozione”, scegliendo cioè, in fase preventiva, il migliore dei successori, nel periodo che caratterizzò l'età d'oro degli imperatori Antonini.

domenica 17 agosto 2014

La Grande Trasformazione e le sue promesse.

 
 
 
                            Leonardo Boff, teólogo e scrittore
 
 
La grande trasformazione consiste nel passaggio da una economia di mercato alla società di mercato. Voglio dire, una società con mercato per una società solo di mercato Il mercato è sempre esistito nella storia dell'umanità, ma mai una società di solo mercato, cioè una società che colloca l'economia come l'asse strutturante unico dell'intera vita sociale, sottomettendo ad essa la politica e annullando l'etica. Tutto è merce, anche le cose sacre.
Non si tratta di qualsiasi tipo di mercato. È il mercato che si regge attraverso la competizione e non attraverso la cooperazione. Quello che conta è il beneficio economico individuale o corporativo e non il bene comune di tutta la società. Generalmente questo beneficio viene raggiunto a costo di devastazioni della natura e di gestione perversa delle diseguaglianze sociali. In questo senso la tesi di Thomas Piketty in "Il capitale nel secolo 21º" è inconfutabile. 
Il mercato deve essere libero, pertanto, rifiuta controlli e vede lo Stato come il suo grande impedimento, la cui missione, sappiamo, è ordinare con leggi e norme la società, anche il campo il economico e coordinare la ricerca comune del bene comune. La Grande Trasformazione postula uno stato minimo, limitato praticamente alle questioni legate alle infrastrutture della società, al fisco, mantenuto il più basso possibile e alla sicurezza. Tutto il resto deve essere ricercato nel mercato, pagando.
Il genio della mercantilizzazione di tutto è penetrato in tutti i settori della società. La salute, l'educazione, le sport, il mondo delle arti e dell'intrattenimento e persino importanti gruppi di chiesa e di religione. Queste incorporano la logica del mercato: la creazione di una massa enorme di consumatori di beni simbolici, chiese povere in spirito, ma ricche quanto a mezzi di fare soldi. Non raramente nello stesso plesso funziona un tempio e accanto ad esso uno shopping. Infine si tratta sempre della stessa cosa: porta via rendite sia con beni materiali sia con beni "spirituali".
Chi ha studiato in dettaglio questo processo distruttore è stato lo storico dell'economia, l'Ungaro-nord-americano Karl Polanyi (1886-1964). Lui ha coniato l'espressione la Grande Trasformazione, titolo di un libro scritto prima della seconda guerra mondiale nel 1944. Allora la sua opera non meritò particolari attenzioni. Oggi, quando le sue tesi vengono confermandosi ad una ad una, è diventato lettura obbligatoria per tutti coloro che si propongono di capire quello che sta succedendo nel campo dell'economia con ripercussioni in tutti gli ambiti dell'attività umana, non esclusa quella religiosa. Sospettiamo che lo stesso Papa Francesco si sia ispirato a Polanyi per criticare l'attuale mercantilizzazione di tutto persino degli esseri umani e dei loro organi.
Questa forma di organizzare la società intorno agli interessi economici del mercato ha spaccato l'umanità da cima a fondo: una fossa enorme si è creata tra i pochi ricchi e molti poveri. È stata gestita una spaventosa sociale  ingiustizia sociale con moltitudini trattate come materiale usa e getta, ’olio esausto, non più interessante per il mercato: producono quote risibili e non consumano quasi niente.
Simultaneamente la Grande Trasformazione della società in mercato ha creato anche una iniqua ingiustizia ecologica. Nell'ansia di accumulare, sono state sfruttate in forma predatoria beni e servizi della natura devastando interi ecosistemi, contaminando suoli, acque, aria e alimenti, senza nessun'altra considerazione etica sociale o sanitaria.

martedì 5 agosto 2014

Lo humour come espressione di salute psichica e spirituale

 
                                 Leonardo Boff, teólogo e scrittore
Tutti gli esseri viventi superiori possiedono un accentuato senso ludico. Basta osservare i gattini e i cani delle nostre case. Ma lo humour è proprio solo degli esseri umani. Lo humour non è mai stato considerato un tema "serio" dalla riflessione teologica, nonostante che sia risaputo che esso si trova in tutte le persone sante e mistiche, che poi sono gli unici cristiani veramente seri. In filosofia e nella psicanalisi ha avuto una sorte migliore.
Lo humour non è sinonimo di arguzia, dato che può esserci arguzia senza humour e humour senza arguzia irripetibile. L'arguzia è irripetibile. Se ripetuta, perde la sua bellezza. Una storiella piena di humour conserva sempre la sua bellezza. Ci piace risentirla parecchie volte.
Lo humour può essere compreso soltanto a partire dalla profondità dell'essere umano. La sua caratteristica è di essere un progetto infinito, portatore di inesauribili desideri, utopie sogni e fantasie. Un tale dato esistenziale fa sì che esista sempre  un gap tra il desiderio e la realtà, tra il sogno e la sua concretizzazione. Nessuna istituzione, religione, stato e leggi riesce a inquadrare totalmente l'essere umano, anche se esistono esattamente per inchiodarlo a un certo tipo di ordine. Ma esso esonda da queste determinazioni. Da ciò l'importanza della violazione dell'inedito per vivere la libertà e perché sorgano cose nuove. Questo in arte, nella letteratura e anche nella religione.

sabato 2 agosto 2014

Il dispotismo della menzogna.


                                   



                                                       di Carlo Felici

Si fa pubblicità ad un prodotto quando lo si vuole lanciare sul mercato e si crede, altrimenti, che non potrebbe avere consumatori né spazio per potersi affermare. In genere, infatti, è difficile vedere la pubblicità di prodotti largamente venduti e consumati, la si osserva, in questi casi, solo quando qualcuno di essi viene aggiornato con uno nuovo e nemmeno per tanto tempo, se il trend prosegue come quello del modello precedente.
Il fatto, dunque, che la televisione di Stato, in Italia, ci propina a raffica, da un po' di tempo, pubblicità di ogni genere sulle magnifiche sorti e progressive dell'Unione Europea, quando non lo ha mai fatto in precedenza, nemmeno in tempi in cui la UE era in formazione o quando certi trattati capestro erano pronti per essere varati, è un sintomo preciso delle difficoltà che l'Italia ha a restare in un contesto ormai gradito sempre meno dai suoi cittadini. In poche parole, nella mentalità dell'italiano medio, almeno negli ultimi tre, quattro anni, da quando cioè la crisi economica si è fatta più dura, lo stare in questa comunità appare sempre di più come restare nella gabbia di uno zoo, in cui, per altro, i gestori hanno deciso di risparmiare sullo spazio concesso agli animali e sul loro cibo. Questo è in effetti il risultato di un rigorismo fine a se stesso, o meglio, che non ha altra finalità che dirottare gli investimenti dai settori produttivi a quelli speculativi.
In Italia, anche se molti non se ne accorgono o sono facili prede dei pifferai del “tutto bene madama la marchesa”, si rischia ormai l'unità nazionale, per vari fattori concomitanti.